
Le
vicende che ruotano intorno al matrimonio della principessa Draupadi, figlia del
re Drupad, e che hanno come teatro il palazzo reale di Kampilya, costituiscono
infatti uno dei motivi centrali della trama del Mahabharata.
Una
volta situata sulle rive del Gange, questa città sacra del Brahmanesimo, del
Buddhismo e del Jainismo, culla della più raffinata cultura vedica, scomparve
letteralmente dalla geografia conosciuta una quindicina di secoli or sono,
sopravvivendo solamente nella leggenda e nella fantasia.
Le
prime ipotesi del KP furono effettuate incrociando gli elementi filologici,
storici e mitologici con la lettura delle immagini satellitari per ricostruire
le vicende idrogeologiche del Gange nelle diverse epoche storiche. In questo
modo fu costruito un modello di predizione sul possibile posizionamento di
antichi abitati nei terrazzamenti alluvionali posti lungo il paleo-alveo del
Gange (Burhi Ganga).
Già
dal primo survey, nel 1996, l’ipotesi si è rivelata esatta permettendo la
scoperta di un vasto complesso urbano nei pressi del villaggio di Kampil,
Farrukhabad D.ct, Uttar Pradesh, India.
Il
sito rinvenuto è di forma quadrangolare, con lati di circa 800 mt. x 800 mt.,
ed è racchiuso da una cinta muraria in mattoni. Abbondanti resti di cultura
materiale di epoche diverse ricoprono il terreno del sito indicando una lunga
frequentazione molto attiva e articolata.
Il
complesso delle emergenze, fino allora mai indagato, è chiamato dagli indigeni
“Drupad Kila”, Fortezza del re Drupad, il sovrano della mitica capitale
Kampilya del Panchala meridionale, tanto evocata dall'epica indiana.
Gli
elementi scientifici raccolti e le analisi fino a ora compiute, rivelano più
fasi di inurbamento del Drupad Kila, databili tra il V-VI sec. a.C. e il IV-V
sec. d.C.
Peraltro
il rinvenimento di frammenti di ceramica PGW (painted gray ware), la mancata
ispezione della porzione più intatta dell’area urbana (quella coperta da
detriti alluvionali) e gli importanti elementi di tradizione orale, messi in
luce dall’indagine antropologica, fanno presupporre la concreta possibilità
di retrodatare i primi insediamenti del sito oltre il X sec. a.C., rendendo così
ancor più plausibile l’assimilazione di Drupad Kila con la Kampilya
Mahabharatiana.
Allo
stato attuale dell'arte, la struttura della città appare identica nelle
dimensioni, nella geometria e nell'orientamento a un'altra antica città indiana
distante circa 1300 chilometri da Kampil: Dholavira. Quest'ultima città si fa
risalire al terzo-secondo millennio a.C., cioè a un'epoca in cui, secondo
l'attuale storiografia, gli ariani ancora non erano entrati in India.
La
scoperta ha suscitato un grande interesse, nella comunità scientifica
internazionale soprattutto in India. Nel 1998 si sono uniti al team gli
archeologi della IAS (Indian Archaeological Society) di New Delhi. Alla fine del
1999 l’Archaeological Survey of India del Governo Indiano ha concesso un
permesso ufficiale di scavo.
Agli
inizi del 2000 sono state effettuate le prime trincee di assaggio e la pulizia
di due mounds portando alla luce i resti di due cospicui edifici in mattoni.
Inoltre, attraverso l’analisi di nuove immagini satellitari, sono stati
individuati altri 5 siti minori lungo il Burhi Ganga che fanno pensare a un
sistema difensivo articolato sul confine tra i regni del Nord e Sud Panchala. Le
immagini hanno inoltre posto in luce alcune porzioni degli antichi canali di
irrigazione offrendo ulteriori elementi di conoscenza sull’ambiente
socio-economico dell’epoca.
L’enorme
estensione del sistema murario, che configura un insediamento urbano di
primissima importanza per l’epoca, il complesso sistema difensivo di cui
Drupad Kila costituisce il nucleo più significativo e tutti gli ulteriori
elementi raccolti nel corso delle prime missioni effettuate in loco, lasciano
intendere che Drupad Kila e Kampilya potrebbe essere un tutt'uno, individuando
così il sito di una città ritenuta leggendaria e il cui eco appariva vivere
solo nelle pagine del più grande poema epico indiano.
L’avanzamento
delle indagini geo-archeologiche locali e territoriali, l’approfondimento
degli altri elementi scientifici di comparazione e datazione dei reperti,
l’analisi dei metodi costruttivi e la prosecuzione della ricerca antropologica
ed etnologica, potranno fornire un tassello fondamentale all’ipotesi di una
continuità tra la civiltà dell’Indo-Sarasvati e la civiltà del Gange.
Verrebbe
così sovvertita la tradizione secondo cui la civiltà dell’Indo avrebbe
anticipato qualche aspetto della civiltà indiana vera e propria, mentre i suoi
valori e i dettami filosofico-religiosi sarebbero stati mutuati dalla cultura
imposta da un popolo superiore, gli Arya, che avrebbero invaso le pianure
indo-gangetiche provenendo da nord-ovest.
Il
ritrovamento della mitica Kampilya, dunque, oltre che risvegliare le profonde
emozioni e gli ineguagliabili sapori delle grandi epopee archeologiche del
passato, è in grado di rimettere in discussione tutta la storia antica
dell'India e dell'Europa, sfatando l'ipotesi delle invasioni ariane e delle loro
interpretazioni razziali, con ripercussioni ideologiche e politiche di enorme
eco e rilievo.
KP
è una ricerca multidisciplinare, che ha coinvolto un gran numero di specialisti
quali archeologi, geologi, idrogeologi, chimici, esperti di remote sensing,
topografi, antropologi, storici, indologi e filologi. In essa sono state
utilizzate le più moderne tecnologie del satellite indiano IRS 1D e le più
avanzate tecniche di lettura e interpretazione delle immagini.
Su
KP sono stati prodotti tre articoli scientifici, due pubblicazioni (Kampilya:
Quest for a Mahabharata City – New Delhi, 1999; Atti del convegno internazionale
Kampilya
Project International Symposium – Padova, Verona, Ferrara, 2000) e un filmato
(Kampilya Mission 2000).
I primi risultati e le prospettive della ricerca KP sono stati illustrati a New Delhi il giorno 6 Gennaio 1998 al Palazzo Presidenziale Rashtrapati Bhavan, alla presenza del Presidente del Consiglio Italiano On. R. Prodi, del Ministro Indiano dell’Human Resources Development H. E. Bonmai, del Ministro Italiano per il Commercio Estero On. Fantozzi, del Presidente del C.N.R. Italiano Dr. Bianco.

Some
outlines on Indo-Italian Kampilya Project
Invited
by the President of the Pañchala Research Institute of Kanpur in 1993, I
visited the fields all around Kampil, strewn with an infinity of terracotta
fragments. I felt myself to be close to the solution of my philological research
on the protohistoric city of Kampilya, which I was investigating on the base of
Mahabharata Epic.
I
contacted Dr. B. Marcolongo, geo-archaeologist of the C.N.R. of Padua, well
known for his competence in remote sensing technology, and then the
investigations entered into a new phase. Analyzing the image produced by the
LISS-II sensor of the Indian satellite IRS-1B, the Kampil area appeared much
more complex than one could have supposed. An important potential human
settlement five kilometers westward from Kampil was situated in a long tortuous
line covered with small artificial mounds. This orographic line was the
escarpment of the ancient fluvial terrace of the Ganges river, which nowadays
flows seven kilometers north-eastward from there. Therefore, this ancient bank
of the Ganges had been intensively settled for a long period, at least from 12th
century B.C. to 1st century A.D., when the course of the river
shifted far away. In the satellite image another more ancient escarpment was
visible to the south-east direction, but too old and evidently uninhabited. The
fluvial plain lying in the Indian Subcontinent at the foot of the Himalaya range
has been, and is even today, affected by neotectonics, with significant changes
of channel characteristics and river’s direction of flow during late
Pleistocene and Holocene. Recently imposing changes have been recognised in
river courses in Pakistan (Sindh), Panjab and Rajasthan: a change of a paramount
importance has been the disappearance of the Sarasvati river around the 19th
century B.C., recorded in the rigvedic literature as the most prominent
among the Indian rivers. This ecological disaster collapsed the developed
Indus-Sarasvati civilization, compelling a considerable number of people to
migrate and to settle down in other alluvial planes. In our satellite image it
was possible to read the footprint of the arrival in the Ganges Valley of those
migrating people. Of course, that intuition had to be tested on the field.
The
“Ca’ Foscari” Univeristy of Venice, the C.N.R. of Padua and the V.A.I.S.
organized the first field survey “Kampilya Mission” under the direction of
Dr. Marcolongo and myself. The 6th February 1996, second day of the
expedition, we found the imposing walls of a fortified city.
In
the following missions, in 1997, 1999 we verify the regular rectangular shape of
the layout of Drupad Kila, “Fort of King Drupada” as it was called by the
villagers. In fact, Kampilya is mentioned in the Mahabharata as the
capital of the Southern Pañchala Kingdom, in the times of the mythical King
Drupada. The walls of the city measure 780 x 660 m, are perfectly oriented
towards the points of the compass. What is very surprising about this layout,
its orientation and size is that another city recently discovered in Gujarat,
Dholavira, presents just the same features. The plans of Kampilya-Drupad Kila
and Dholavira coincide perfectly, something which also recognized Dr. Bisht, the
Director of the excavationsof that second town. The problem is that Dholavira
was a town of the Indus-Sarasvati civilization, two thousend years older then
Kampilya. This fact offered evidence of the continuity of only one urban model
from the Indus-Sarasvati to the Ganges civilizations in a temporal scissors of
two millennia.
Until
now the opinion of the scholars on the origins of the Indian civilization was
based on the clear opposition between these two civilizations. The more recent
one, the Ganges civilization, founded by the invasive arya populations,
should have destroyed the native peaceful Indus-Sarasvati settlements. This
conviction continued from the 19th century until nowadays, in spite
of the archaeological evidence which on the contrary demonstrates the continuity
of the two civilizations: For instance every indologist well knows that the Grey
Painted Ware is a peculiar kind of ceramics, common to both the civilizations.
With the descovery of Kampilya, our team could provide another important support
to the theory of continuity: That the same urban model applied to Dholavira and
Drupad Kila, is undisputable evidence.
In
India the discovery of Kampilya focused the attention of the scientific and
political world. On January 7, 1998, the discovery was officially presented by
the two Directors of the Mission in presence of the Italian Pime Minister during
his State visit in India, at the Presidential Palace of New Delhi.
At
the end of 1999 Archaeological Survey of India granted the necessary clearances
for the excavation campaign and for a survey in a wider area around Drupad Kila.
With the providential funds of a private sponsor, a new Indo-Italian mission,
with the participation of the Indian Archaeological Society was conducted
between January-February 2000, with the achievement of notable results,
identifying a network of ancient mounds around Drupad Kila, that is to say the
urban web of the Southern Pañchala Kingdom dated of the 12th century
B.C. The walls and the buildings excavated within Drupad Kila are of the
post-Maurya period, with traces of Kushana restorations. In fact, after the
beginning of the Kushana period, about the 1st century A.D., the town
had been deserted because of the shifting of the Ganges.
After
an important First Kampilya International Symposium (Padua, Verona, Ferrara: 1st-3rd
June 2000) the team composed by the scholars of “Ca’ Foscari” Univeristy
of Venice, C.N.R. of Padua, V.A.I.S., and of Pañchala Research
Institute of Kanpur has drafted an enlargement of the research on a territorial
and multi-diciplinary level through new technologies. The first step consists in
a data bank based on an advanced GIS (Geographic Information System), in order
to develop an integrated Master Plan, with the purpose of exploiting the
archaeological descovery for the socio-economical development of the area, in
the new co-operation’s view. This plan, called “Kampilya Project”,
includes different topics such as: an indological and socio-ethnological
research, a human resourse recovering plan, an environmental and agricultural
optimizing project, a study for infrastructural support and, lastly, a sanitary
structure programme.
An
agreement between V.A.I.S. and “Medecins du Monde”, signed this
present year 2001, guarantees that the sanitary programme will be specifically
the first to be carried out.
relazione
dettagliata sulla ricerca svolta nell'anno 2002 con indicazione degli obiettivi
conseguiti
La ricerca si è sviluppata in tre differenti missioni:
1 – La prima missione (sui fondi MUIR) ha avuto luogo dal 22 marzo al 4 aprile 2002. Ha partecipato il solo prof. G. G. Filippi e ha avuto uno scopo principalmente organizzativo. Sono stati ripresi i contatti e impegni già stabiliti in passato, motivati da normale avvicendamento delle autorità locali di riferimento. In particolare con la nuova Direttrice Generale dell’Archaeological Survey of India, che ha sostituito il predecessore tragicamente scomparso per incidente. La ricerca è stata compiuta sulle sponde del laghetto chiamato Dharma Sthal, sito all’interno della cinta muraria del Drupad Kila/Kampilya. Sono stati salvati alcuni esempi di muro di mattoni cotti e una urna cineraria d’epoca Kushana, attualmente conservati presso il tempio jaina del villaggio di Kampil. L’intervento di studio è stato operato in gran fretta, per poter salvare qualche testimonianza di cultura materiale antica (dalla tarda età del bronzo al periodo Kushana) dalla gettata di cemento con cui la popolazione locale ha rifatto le scalinate sui bordi del laghetto.
2 - La seconda missione è durata dal 29 ottobre 2002 al 28 novembre 2003. Il team di ricercatori era composto dal prof. G.G. Filippi (per 15 giorni) e dal dr. Fabian Sanders: a questi si è aggiunto, su invito del direttore, il geom. Flaviano Galastri, che ha svolto la mansione di capocampo e di organizzatore logistico. La sua presenza ha risolto non pochi problemi di tipo pratico che in passato hanno afflitto il team di ricerca a causa della poco confortevole condizione in cui si lavora nel villaggio di Kaimganj. Il team si è recato a esplorare sul campo tutti i mounds, allineati con il Drupad Kila/Kampilya, scoperti sulla carta dal dr. Bruno Marcolongo tramite una remote sensing image. Si tratta dei mounds di Kaimganj, Kampil a est del Drupad Kila/Kampilya, e di Rudain, Rampur, Bargain, Markandeya, Manauna, Kakrala e Patiali, a ovest. Tutti questi tumuli, del diametro medio di m. 150 e alti m. 6/7 sulla piana alluvionale, sono dislocati sulla riva meridionale del paleocorso del Gange in uno spazio che, in linea d’aria, copre una distanza di appena km.17,5. Formavano quindi una formidabile linea fortificata contro lo stato rivale del Nord Pañchala, attestato sulla sponda opposta del Gange. Da questa ricognizione è però affiorato un fattore incongruente: per quanto riguarda l’epoca più arcaica i centri minori, anche se fortificati, conservano maggior numero di resti di cultura materiale più raffinata rispetto al Drupad Kila. Quindi, in comparazione, all’inizio dell’età del ferro i villaggi fortificati del Sud Pañchala erano insediamenti più civili della possente piazzaforte di Kampilya. Qui per esempio è rara la presenza di ceramica grigia dipinta, mentre è abbondantissima la ceramica grigia priva d’ornamento: al contrario nei mounds la presenza della ceramica grigia dipinta si coniuga con quella della raffinatissima ceramica nera lucida del nord. Questa maggior raffinatezza della periferia rispetto al centro pone seri problemi d’interpretazione. La ricerca della prima missione ha anche identificato tra i diversi mounds il Bargain Thera come il più ricco di oggetti raffinati: ceramica grigia dipinta, ceramica nera lucida del nord, pedine per il gioco della dama, fusi da tessitura in terracotta, biglie e bocce da gioco. Il geom. Galastri ha anche identificato il luogo dove poter effettuare uno scavo senza pregiudizio per la scuola elementare che qualche improvvido amministratore ha fatto erigere in cima al mound, anche se tutt’intorno lo spazio è libero. Nel corso del survey è stato rinvenuto un bassorilievo tardo (Gurjara-Pratihara) in kankar delle dimensioni di cm. 35 x cm. 28 x cm. 9,50, rappresentante la metà inferiore di un corpo femminile, ora conservato presso il tempio di Śiva nel villaggio di Jhinjauta. La ricerca bibliografica è stata continuata per un periodo di cinque giorni a Varanasi, presso la Banaras Hindu University.
3 – La
terza missione è durata dal 5 al 20 gennaio 2003. . Il team di
ricercatori era composto dal prof. G.G. Filippi, dalla dott.ssa Lilia Arnoldo e
dall’ing. Guido Zanderigo. Durante questo periodo sono state rilevate le
coordinate dei tre mounds prescelti per lo scavo. Ha proseguito anche la
ricerca antropologica con la raccolta delle testimonianze della tradizione
orale: da immediate risultanze è apparso che il solo villaggio di Bargain, sito
a km. 2,50 dall’omonimo mound ignora del tutto le tradizioni mahābhāratiane,
ciò certamente dovuto al fatto che la popolazione attuale è interamente
composta da musulmani. Tra i diversi spostamenti motivati dalle misurazioni
compiute dall’ing. Zanderigo, il team ha potuto scoprire sul mound centrale
del Drupad Kila, già prescelto per le prossime trincee, un frammento di
formella in arenaria rosa delle dimensioni di cm. 18 x 19,3, spezzato lungo la
diagonale. Di pregevolissima fattura, rappresenta il Buddha, di cui rimane
intatto solamente il capo, adorno di una inconsueta acconciatura di capelli, che
richiama alcuni esempi dell’iconografia di Śiva, Al margine sinistro una
serie sovrapposta di quattro semidei, mentre a quello destro rimane il busto
della figura semidivina più in alto. Ai due lati dell’aureola molto
rilevata,del Buddha due splendide figure di Gandharva.

Il pezzo, consegnato per la conservazione presso lo stesso tempio di Śiva nel villaggio di Jhinjauta, certamente del primo periodo Gupta (inizio IV sec d.C.) testimonia l’importante presenza di un ambiente buddhista, confermando le testimonianze dei viaggiatori cinesi. Tuttavia, poiché l’area dove si svolge la ricerca è priva di cave di arenaria, ed essendo l’arenaria rosa il materiale scultoreo in cui scolpivano gli artisti contemporanei di Ahicchatra, è lecito pensare che si tratti di uno squisito manufatto di importazione.
La missione si è conclusa con un soggiorno a Kampur e a Varanasi per un confronto sulle problematiche storico-artistiche, principalmente con il Presidente del Pañchala Research Institute Shri Hajari Mull Banthia e con il Direttore scientifico della stessa istituzione, Dr. Rama Chandra Sharma. Consultazioni e nuovi accordi con il Presidente e con il Segretario Generale dell’Indian Archaeological Society, rispettivamente Dr. S. P. Gupta e Dr. K. N. Dikshit, nonché la relazione sull’attività di ricerca all’Ambasciata d’Italia sono stati i motivi della permanenza a New Delhi del prof. Filippi.
Le tre missioni effettuate nel corso del 2002 hanno raggiunto l’obiettivo strategico di dimostrare la continuità e coerenza del complesso di fortificazioni lungo la riva del paleocorso del Gange incardinato sull’asse est-ovest, con al centro la città-fortezza Drupad Kila/Kampilya. Le incongruenze tra i ritrovati del centro e della periferia non sono ancora state chiarite: potranno essere spiegate dalla nuova campagna di scavo prevista per il 2003, di cui le tre missioni compiute sono la logica preparazione. Il risultato delle campagne 2002 e la mappa archeologica dell’area di Kampilya saranno pubblicati nel corso del presente anno. La mappa archeologica è il risultato della comparazione tra i dati ottenuti tramite l’interpretazione dell’immagine di remote sensing ad alta risoluzione del satellite Indiano IRS 1D conservata presso il C.N.R. (I.R.P.I. di Padova) compiuta dal Dr. B. Marcolongo e delle misurazioni G.P.S. sul campo.
Nel frattempo sono state prodotte le seguenti pubblicazioni:
-
(Libro) Kāmpilyamahātmya of Durgadatta Sharma,
Corrado Puchetti (ed. by), New Delhi, D.K. Printworld (P) Ltd, Venetian Academy
of Indian Studies Series, n. 3, Gen. Ed. G.G. Filippi, Jan. 2003, pp. I-XXII,
1-298, Published with the co-operation od ‘Italian Ministry of Foreing
Affairs’ and ‘Italian Embassy, New Delhi’.
-
(Articolo) A. Pr., “Italy ke sahayoga se Kampil men Svasthya Sevayen,”
Farrukhabad, Dainik Jagarana, 25 March 2002.
-
(Articolo) P. Vasam, “Drupad ki Rajadhani Kampilya ki khoja shuru,”
Varanasi, Hindustan, 17 January 2003.