
Orissa MISSION
Ricerca
finanziata dall’Ufficio
Direzione Generale per la Promozione e la Cooperazione Culturale del Ministero
degli Affari Esteri e dalla Direzione Regionale Organismi Internazionali della
Giunta Regionale del Veneto.
Situazione pre-progettuale
L'area considerata dal progetto è quella del
villaggio Pedam della popolazione “tribale” Kutia Kondha, situato in Orissa
(India) nel Distretto di Phulbani, Suddivisione di Baliguda, Blocco di
Tumudibandh. Il villaggio, che conserva una struttura amministrativa ancestrale
basata su un consiglio d’anziani e sotto l'autorità di un capo elettivo,
soffre l'impatto della modernizzazione con i fenomeni conseguenti
dell'urbanizzazione delle nuove generazioni, della concorrenza agricola delle
comuni e cooperative di pianura - più avanzata tecnologicamente - con la
conseguente perdita dell'originale civiltà e religiosità, e con l'esaurimento
delle arti e mestieri tipici. L'impoverimento generale è reso ancor più grave
dall'assistenzialismo generato da aiuti non mirati da parte del Governo Centrale
e Locale e delle organizzazioni umanitarie e religiose straniere. L'area al
contrario mostra potenzialità culturali e sociali notevoli. L'area è
caratterizzata da cospicue e numerose testimonianze culturali, etnografiche e
sociali in via di decadimento o persino di scomparsa.
Obiettivi della ricerca
Uno studio integrato dell'area è
ancora mancante, per cui Orissa Mission si propone di raccogliere i dati
socio-antropologici necessari per intervenire in modo non traumatico nei
seguenti settori: -Utilizzo delle nuove tecnologie e delle competenze
indologico-sociologiche per la valutazione delle potenziali risorse sociali e
auto-educative per pianificare e sviluppare la comunità del villaggio.
-Master
plan per il recupero e conservazione della cultura intellettuale e materiale dei
Kutia Kondha. -Documentazione multimediale di fenomeni culturali (religiosi) più
gravemente minacciati d’estinzione.
Programma di lavoro relativo agli anni 2001-2002
I lavori previsti per gli anni 2001 e 2002 consistono in: -Missione in loco per l’acquisizione dei dati per un completo quadro sulla consistenza delle risorse sociali e culturali del villaggio di Pedam, base per un master plan delineante interventi non traumatici per i nativi. Questa fase sarà corredata dalla raccolta d’immagini filmate d’attività socio-culturali che scandiscono la vita del villaggio. -Raccolta della bibliografia completa riguardante l'area (compresi Gazeteers e British Reports), ricerca da compiere presso le ricche biblioteche di Bhubaneshwar, Cattak e Puri, in Orissa e all’Indian Office di Londra. -Creazione di mappe tematiche e data bank sulle risorse naturali e culturali come supporto del progetto di recupero globale delle risorse. -Elaborazione dei dati raccolti in loco e delle informazioni documentali rinvenute in archivi. -Valutazione e preparazione di una procedura d’analisi multidisciplinare sul materiale raccolto nella data bank, da impiegare nei successivi anni del progetto Orissa Mission. -Diffusione dei metodi e dei risultati tramite media e multimedia.
ORISSA
PROJECT
Ricerca etnologica finanziata da:
Ministero
degli affari esteri
Regione Veneto
RELAZIONE
FINALE ANNO 2001
La
relazione è il risultato delle seguenti quattro missioni in Orissa:
1-
Dr. Stefano Beggiora, gennaio-marzo 2001.
2-
Dr. Francesco Brighenti, dicembre 2000-febbraio 2001.
3- Dr. Lilia Arnoldo e dr. Stefano Beggiora, ottobre-novembre 2001.
4-
Dr. Francesco Brighenti, dicembre 2001-gennaio 2002
1)
Il distretto di Kandhamal in Orissa, India
Il distretto di
Kandhamal, nello Stato dell’Orissa, trae nome dalla maggiore fra le comunità
tribali che vi risiedono, i Kondh o Kandha (1). Il distretto è ordinato in due
suddivisioni amministrative (Subdivisions), quella di Phulbani, capoluogo
di distretto, a nord e quella di Balliguda a sud. Le due Subdivisions del
distretto sono a loro volta ordinate in quattro unità amministrative chiamate Tahasil,
di cui tre sono comprese nella Subdivision di Balliguda ed una in quella
di Phulbani, i cui confini coincidono dunque con quelli del suo unico Tahasil.
Ciascun Tahasil è frazionato in vari Blocks, raggruppamenti di
centri urbani e di villaggi rurali a loro volta suddivisi nelle unità
amministrative di base, le Gram Panchayat, equivalenti a comuni rurali e
governate da assemblee elettive intervillaggio. Il villaggio di Pedam, oggetto
di ORISSA PROJECT, si trova nella Gram Panchayat di Belghar, Block
di Tumudibandh, Tahasil di Balliguda, Subdivision di Balliguda del
distretto di Kandhamal.
La popolazione del
distretto di Kandhamal è formata in gran parte da comunità rurali che, secondo
i dati del censimento nazionale del 1991, rappresentano il 93,46% del totale
degli abitanti del distretto. Il 51,51% della popolazione del distretto è
formato da comunità tribali, classificate dal governo indiano come Scheduled
Tribes (2). Fra queste i Kondh, che nella loro sotto-tribù Kutia
costituiscono la quasi totalità degli abitanti di Pedam, rappresentano una
delle etnie tribali più numerose sia nel distretto di Kandhamal che
nell’intero Orissa. La quota percentuale di appartenenti alle Scheduled
Tribes sul totale della popolazione dell’Orissa, pari al 22,21%, benché
di gran lunga superiore alla media nazionale indiana, è molto più bassa di
quella che si riscontra nel distretto di Kandhamal, che può essere dunque
annoverato fra le aree a maggiore concentrazione tribale dell’India intera. Un
altro 18,21% della popolazione del distretto è poi formato da membri di caste
indù socialmente ed economicamente arretrate, classificate dal governo indiano
come Scheduled Castes (3). Una simile quota percentuale sul totale della
popolazione, a differenza di quanto avviene nel caso delle Scheduled Tribes,
appare sostanzialmente in linea con il 16,20% di appartenenti alle Scheduled
Castes censiti sull’intero territorio dell’Orissa.
Il territorio del
distretto di Kandhamal è costituito quasi interamente da una distesa di colline
e foreste punteggiate da zone disboscate dove sorgono piccoli villaggi,
circondati da appezzamenti coltivati. Nell’intero distretto si contano 2.336
villaggi, separati l’uno dall’altro da alture rocciose e foreste. I villaggi
sorgono di preferenza sui versanti delle colline o nelle vallate, ma vi sono
anche casi di villaggi Kondh costruiti in luoghi quasi inaccessibili situati
presso le vette delle colline. I corsi d’acqua che solcano il territorio del
distretto hanno un regime prevalentemente torrentizio, e si prosciugano quindi
al termine della stagione delle piogge monsoniche. La principale fonte di acqua
potabile per gli abitanti dei villaggi è rappresentata dalle sorgenti, non dai
torrenti. In un simile quadro topografico, le colture irrigue stanziali occupano
necessariamente soltanto una piccola parte del territorio. Le colture a secco
itineranti, impiantate sui pendii delle colline con il tradizionale metodo
tribale del jhum o “taglia e brucia”, dipendono interamente dalla
portata annuale delle piogge monsoniche. Per quanto concerne lo sviluppo urbano,
esistono nel distretto due sole città degne di questo nome, Phulbani e
G.Udayagiri.
La destinazione
d’uso dei terreni nel distretto di Kandhamal, secondo i dati del censimento
nazionale del 1991, si articola secondo le seguenti quote percentuali (4):
-
foreste: 26,07%
-
terreni sterili non coltivabili:
24,02%
-
terreni usati per scopi non agricoli: 2,80%
-
terreni coltivabili mantenuti incolti:
2,54%
-
pascoli permanenti: 1,68%
- terreni coltivati
ad alberi da frutto:
0,19%
- terreni a maggese:
7,54%
- terreni coltivati:
15,16%
Il territorio della
suddivisione di Balliguda, entro la quale si trova il villaggio di Pedam, giace
ad un’altitudine che varia da ca. 300 a ca. 1100 m s.l.m. La sua parte
orientale è ricca di valli alluvionali ben coltivate, ma la parte meridionale,
dove sorge Pedam, è formata da un intrico di montagne ricoperte da foreste, che
costituiscono una delle sezioni più elevate della lunga catena dei Ghati
Orientali. La capacità del suolo di trattenere le acque piovane è molto scarsa
in queste zone montuose, essendo il suolo locale poroso, sabbioso e argilloso.
Esso è, inoltre, povero di azoto e di sostanze organiche, ed in prevalenza
acido. I metodi di coltivazione adottati in questa parte del distretto non
possono che conformarsi al modello dell’agricoltura itinerante di sussistenza.
Tale modello agricolo garantisce il minimo necessario per nutrire le famiglie
dei coltivatori, ma i raccolti prodotti in questo modo sono quantitativamente
molto inferiori a quelli ottenuti con l’agricoltura irrigua. L’agricoltura
jhum fa, inoltre, scarso uso di concimi animali, utilizzando come principale
agente fertilizzante le ceneri delle piante a basso fusto incendiate per
ricavare degli appezzamenti coltivabili. Assieme alla mancanza d’irrigazione,
ciò determina l’impossibilità di ottenere più d’un raccolto l’anno.
Nelle annate più sfavorevoli la combinazione di una serie di piogge troppo
intense durante la prima parte della stagione monsonica e di lunghi periodi di
siccità nella seconda parte di essa determina la perdita quasi totale di
quest’unico raccolto, la cui conseguenza è, di solito, un lungo periodo di
sottoalimentazione per la gran parte degli agricoltori tribali delle aree
montuose meridionali del distretto. In queste aree il riso è seminato prima
dell’inizio della stagione monsonica e raccolto in autunno. Le varietà di
riso tradizionalmente coltivate dai Kutia Kondh hanno breve durata e scarsa
resistenza alle intemperie ed alla siccità, il che, in anni recenti, ha spinto
le agenzie governative per lo sviluppo rurale a promuovere, incentivare e
sussidiare l’impiego di nuovi tipi di sementi da parte delle comunità di
agricoltori residenti nell’area in cui opera ORISSA PROJECT.
(1) Nella
letteratura scientifica in lingua inglese il nome di quest’etnia è trascritto
“Kondh”, mentre la forma ufficialmente adottata in Orissa è “Kondh”.
(2) “Tribù
Catalogate” che godono di una speciale tutela legislativa, il cui elenco
completo figura in apposite appendici della Costituzione dell’Unione Indiana.
(3) “Caste
Catalogate” che godono di una speciale tutela legislativa, il cui elenco
completo figura in apposite appendici della Costituzione dell’Unione Indiana.
(4) Sono
esclusi dal calcolo i massicci montuosi, le riserve forestali, le aree urbane.
2)
I
Kutia Kondh e la Kutia Kondh Development Agency
Gli antichi
insediamenti delle comunità tribali Kutia Khond, nel Block di Tumidibandh, si
estendono prevalentemente nelle giungle sudoccidentali del distretto di
Kandhamal. Più a nord si estendono i territori dei Desia Kondh, appartenenti
allo stesso ceppo tribale. I dati riportati di seguito sono relativi ad
un’area ristretta del distretto di Kandhamal considerata territorio Kutia
Kondh. Questa classificazione parte dalla valutazione della densità di questo
ceppo tribale, ormai ridotto a poche migliaia di unità.
I dati principali
relativi al territorio sono di seguito riportati secondo la scala di misurazione
locale in acri (si consideri 1 acro = 0,40 ettari; 1 ettaro = 2,47 acri):
Distretto:
Kandhamal
Suddivisione:
Balliguda
Tahasil: Balliguda
Block: Tumudibandh
Numero totale
insediamenti: 68 (Belghar- G. P.: 36; Guma- G. P.: 32).
Superficie totale:
16,174.46 acri
Superficie riserve
forestali: 12,298.02 acri
Superficie
coltivabile: 3,876.44 acri
Altitudine: 2.255
piedi (ca. 676,5 m s.l.m.)
Posizione:
19.45’- 20.5’ N; 8.30’- 83.45’ E
Temperatura:
massima (media annuale) 42,5° C; minima (media annuale) 6° C
Precipitazioni:
media annuale 86gg. – 1680 mm
Condizioni
climatiche: fresco-umido con forte escursione dal giorno alla notte
Popolazione totale
dell’area: 7758 hindu; 4713 Kutia Kondh, dei quali 2437 maschi e 2276 femmine
(dati relativi al censimento del 1991)
Nuclei familiari:
1138 (Belghar - G. P.: 623; Guma - G. P.: 515)
Possedimenti terrieri:
1) Più di un acro:
554 famiglie
2) Da uno a due acri: 182 “
3) Da due a cinque acri: 127
“
4) Da cinque a dieci acri:
56 “
5) Più di dieci acri: 7
“
7) Senza terra:
112 “
Percentuale di
analfabetismo: 89%
Dimensioni medie di
un nucleo familiare: 4-5 membri
Tecniche agricole:
prevalenza dell’agricoltura itinerante alla zappa
Produzioni
principali: miglio, senape, cerali, riso, curcuma, zenzero, etc.
Nell’area del
Progetto si contano, fra villaggi e gruppi isolati di abitazioni, circa 68
insediamenti umani. I progetti di ricerca e gli interventi per lo sviluppo
dell’area sono affidati per legge alla gestione della Kutia Kondh Development
Agency (d’ora in poi KKDA), un organismo autonomo appositamente costituito e
finanziato dal governo statale dell’Orissa ed avente la sua sede centrale
nella cittadina di Belghar. La KKDA è una fra le decine di agenzie speciali per
lo sviluppo delle aree tribali promosse dal governo indiano in occasione del
varo del Quinto Piano Quinquennale. I criteri adottati per identificare le
comunità beneficiarie dei micro-progetti elaborati e gestiti da tali agenzie
sono, ad esempio, l’assenza completa di tecniche agricole irrigue
meccanizzate, un bassissimo tasso di alfabetizzazione, una flessione o una
stagnazione del tasso di natalità, l’isolamento dalle correnti principali di
sviluppo, ecc. Gli obiettivi principali dei micro-progetti affidati alle agenzie
in questione sono i seguenti:
·
incremento
della produzione agricola mediante l’introduzione di tecnologie moderne;
·
miglioramento
ed ottimizzazione delle tecniche di allevamento animale;
·
lotta
all’erosione del suolo con un uso programmato delle terre coltivabili;
·
gestione
dell’agricoltura itinerante nel rispetto delle risorse forestali;
·
valorizzazione
delle attività economiche tradizionali;
·
coinvolgimento
e responsabilizzazione degli organismi politici e sociali delle comunità
tribali;
·
co-gestione
democratica delle risorse idriche;
·
istituzione
di scuole primarie e dell’infanzia;
·
istituzione
di servizi sanitari moderni rispettosi della medicina tradizionale;
·
costruzione
di strade nel rispetto delle esigenze delle popolazioni locali.
La KKDA, varata nel
1978, opera nell’ambito di micro-progetti che interessano complessivamente 68
villaggi Kutia Kondh nei comprensori di Belghar e Guma, abitati da circa 1138
famiglie. A detta dei rappresentanti della popolazione Kutia Kondh locale,
beneficiaria dei programmi varati dall’agenzia, i risultati conseguiti da
quest’ultima a partire dalla sua istituzione non sono stati molto positivi.
L’area in cui opera l’agenzia non non dispone tuttora di una rete elettrica
né di una rete telefonica. L’approvvigionamento di beni di prima necessità
non disponibili in loco è assicurato esclusivamente da un mercato settimanale
che si tiene nella cittadina di Belghar. Le comunicazioni con il resto del
distretto sono normalmente garantite da un servizio di autobus e da taxi-navetta
privati, ma durante la stagione dei monsoni esse possono essere interdette per
settimane a causa della violenta erosione delle strutture portanti delle strade.
Soltanto 29 villaggi nell’area dispongono di scuole primarie situate ad una
distanza massima di 3 km dall’abitato, e quindi raggiungibili quotidianamente
a piedi dagli scolari. Ambulatori medici e veterinari sono in funzione soltanto
nei due centri principali dell’area, Belghar e Guma.
Per quanto riguarda
l’approvvigionamento idrico dell’area servita dalla KKDA, pompe di profondità
(tubewells) per l’estrazione di acqua potabile dalle falde sotterranee sono
stati finora installati in 45 dei 68 villaggi o nuclei abitati dei comprensori
di Belghar e Guma. Ciò significa che 23 fra villaggi e nuclei abitati non
dispongono ancora di acqua potabile, e sono quindi costretti a rifornirsi presso
pozzi situati in altri centri abitati o presso i torrenti. Qualsiasi forma di
coltivazione irrigua è resa impossibile in questi villaggi a causa della
mancanza di sorgenti d’acqua. La produzione agricola in questi villaggi
dipende interamente dalla tecnica tradizionale del “taglia e brucia”.
É in questo
difficile quadro socioeconomico che ORISSA PROJECT ha iniziato le proprie
attività nell’anno 2000 con missioni autofinanziate in loco per
l’acquisizione di un quadro completo sulla consistenza delle risorse sociali e
culturali del villaggio di Pedam, base per un futuro piano di sviluppo integrato
per mezzo d’interventi non traumatici per i nativi di etnia Kutia Kondh.
Al momento di
presentare le richieste di finanziamento al Ministero degli Affari Esteri e alla
Regione Veneto si è stabilito che l’intervento migliore per cooperare allo
sviluppo dell’area dovesse riguardare la fornitura di acqua potabile agli
abitanti del villaggio di Pedam, utilizzabile, ove ciò fosse stato compatibile
con i finanziamenti concessi, anche per l’irrigazione dei campi.
3)
Il villaggio di Pedam, beneficiario del
Progetto
Prima
dell’intervento gestito da ORISSA PROJECT nell’anno 2001, inizio
della fase attuativa del Progetto, il villaggio di Pedam non era dotato di
alcuna attrezzatura per il pompaggio dell’acqua dal sottosuolo. La KKDA aveva
da tempo individuato a Pedam i siti adatti all’installazione di pompe di
profondità (tubewells) atti a garantire lo sviluppo agricolo del
villaggio e la fornitura di acqua potabile ai suoi abitanti; tuttavia, la
cronica mancanza di fondi di cui soffre quest’organizzazione parastatale, il
cui status legale, benché essa sia sottoposta a controllo amministrativo
costante da parte del governo dell’Orissa, è assimilato per legge a quello di
un’organizzazione di volontari, aveva finora impedito la realizzazione di tale
progetto. Il team di ORISSA PROJECT ha deciso di impiegare
inizialmente le proprie competenze e risorse finanziarie, assieme ai fondi messi
a disposizione dal Ministero degli Affari Esteri e dalla Regione
Veneto, nella risoluzione di questo problema, primo passo in direzione di
una riqualificazione socio-economica generale del villaggio. Le risorse idriche
acquisite mediante l’installazione di una prima tubewell saranno
impiegate, oltre che per la fornitura di acqua potabile agli abitanti del
villaggio, anche per le opere d’irrigazione necessarie allo sviluppo
dell’orticoltura e della frutticoltura locali. Il progetto elaborato dalla
KKDA prevede l’impianto e lo sviluppo, grazie al lavoro volontario svolto dai
beneficiari del progetto, di coltivazioni di cavolfiori, radici commestibili,
fagioli, zucche, melanzane, banane, papaya, limoni, arance e mango. La
produzione di frutta ed ortaggi non utilizzata per l’autosostentamento delle
famiglie dei coltivatori potrà essere rivenduta dalle stesse al mercato
settimanale di Belghar. Si tratta, come si vede, di un progetto generatore di
reddito.
A Pedam le
coltivazioni sono da sempre irrigate durante la stagione monsonica tramite la
deviazione del corso di due sorgenti che si trovano a poca distanza dal
villaggio. L’acqua di questi due torrenti viene utilizzata dagli abitanti sia
come acqua potabile sia per abbeverare gli animali. In realtà esiste
all’interno di Pedam, al centro del piazzale interno, anche una pompa indiana
(Indian pomp) che attinge direttamente l’acqua dalla faglia
sotterranea. La profondità della pompa, però, è relativa, e quindi l’acqua
non è potabile a causa dell’altissima concentrazione di batteri. La pompa è
utilizzata esclusivamente per lavare e sciacquare vestiti, vasellame e
suppellettili domestiche.
La presenza di una
pompa di profondità come quella installata da ORISSA PROJECT, oltre a
permettere di aver acqua potabile direttamente all’interno del villaggio,
secondo il parere degli stessi abitanti di Pedam risolverà molti problemi
legati alla contaminazione batterica. Gran parte dei disturbi gastrici ed
intestinali, o di natura epidemica, diffusi in queste zone sono dovuti alla
scarsa purezza dell’acqua, a cui si attribuisce anche la diffusione endemica
della malaria. D’altro canto le più elementari norme igieniche per la
preparazione e la conservazione del cibo vengono ampiamente disattese. È quindi
evidente come, oltre ad eseguire un intervento tecnico sul sistema di
approvvigionamento idrico dei villaggi per raggiungere la falda acquifera
profonda, sia necessario in futuro diffondere fra gli abitanti del villaggio un
nuovo tipo di informazione sanitaria diretta alla prevenzione delle malattie o
dei disturbi più diffusi.
Sul piano generale il
villaggio, che conserva una struttura amministrativa ancestrale basata su un
consiglio d’anziani e posta sotto l'autorità di un capo elettivo, soffre
l'impatto della modernizzazione con i fenomeni conseguenti dell'urbanizzazione
delle nuove generazioni, della concorrenza agricola delle comuni e cooperative
di pianura, più avanzate tecnologicamente, con la conseguente perdita
dell'originale civiltà e religiosità, e con l'esaurimento delle arti e
mestieri tipici. L'area, al contrario, mostra potenzialità culturali e sociali
notevoli, ed è caratterizzata da cospicue e numerose testimonianze culturali,
etnografiche e sociali in via di decadimento o persino di scomparsa.
Gli obiettivi da raggiungere a Pedam nel corso dell’anno 2001, indicati nella domanda di finanziamento triennale del Progetto presentata al Ministero Affari Esteri e alla Regione Veneto, e da tali Enti accolta con l’erogazione di un finanziamento su base, per ora, annuale, erano lo studio integrato dell'area, ancora mancante, e la raccolta di dati socio-antropologici necessari per intervenire in modo non traumatico nei seguenti settori:
·
utilizzo delle
competenze indologiche ed etnologiche per fornire una completa valutazione delle
potenziali risorse sociali, economiche ed auto-educative per pianificare e
sviluppare la comunità del villaggio;
·
master plan
per il recupero e la conservazione della cultura intellettuale e materiale
dell’etnia Kutia Kondh;
·
documentazione
multimediale dei fenomeni culturali locali, in particolare di quelli pertinenti
alla sfera religiosa, più gravemente minacciati d’estinzione.
Quattro missioni in
loco per l’acquisizione dei dati per un completo quadro sulla consistenza
delle risorse sociali e culturali del villaggio di Pedam, base per un master
plan delineante interventi non traumatici per i nativi, si sono svolte nel
corso dell’anno 2001. Questa prima fase di attuazione del Progetto è stata
corredata dalla raccolta di immagini fotografiche e video documentanti le
attività socio-culturali che scandiscono la vita del villaggio. Si è inoltre
proceduto all’elaborazione dei dati raccolti in loco ed alla raccolta della
bibliografia completa riguardante l'area mediante ricerche compiute presso le
ricche biblioteche di Bhubaneshwar, Cuttack e Puri in Orissa. Si sono così
gettate le basi per la creazione di mappe tematiche e di una data bank
sulle risorse naturali e culturali come supporto del progetto di recupero
globale delle risorse.
Nel corso del primo
anno di attività si è provveduto a garantire un’adeguata diffusione pubblica
in Italia degli obiettivi, delle linee-guida e dei primi risultati del Progetto,
sottolineando il ruolo indispensabile in esso svolto dal Ministero degli
Affari Esteri e dalla Regione Veneto. Tale attività di diffusione e
di disseminazione di proposte ed idee è avvenuta in occasione dei seguenti
convegni o seminari indologici:
1)
“Sangue purificatore: il sacrificio del bufalo nell’Asia meridionale”
Seminario
organizzato dalla VAIS - Venetian Academy of Indian Studies e
tenutosi a Verona presso la sala “E. Lodi”, via S. Giovanni in Valle, 13/B
il giorno 8 aprile 2000; il seminario è stato in seguito riproposto il giorno
16 dicembre 2000 nell’ambito del ciclo di conferenze “Il sangue nel mito”,
organizzato dalle sezioni provinciale e comunale di Venezia dall’AVIS -
Associazione volontari italiani del sangue in collaborazione con il Dipartimento
di studi sull’Asia Orientale dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e con
la VAIS e svoltosi a Venezia presso il teatro dei Frari, S. Rocco
3080.
2)
“Possessione, conoscenza, pericolo”
Convegno
interuniversitario organizzato dal Dipartimento di Storia dell’Università
degli studi di Roma “Tor Vergata” e tenutosi presso l’aula “Gismondi”
della stessa università nei giorni 22, 23 e 24 novembre 2000.
3)
“Trance, possessione e follia nel subcontinente indiano”
Convegno
organizzato dalla VAIS tenutosi a Verona presso la sala “E.
Lodi”, via S. Giovanni in Valle, 13/B il giorno 21 aprile 2001.
Gli atti del Seminario “Sangue purificatore:
il sacrificio del bufalo nell’Asia meridionale” e del Convegno
“Possessione, conoscenza, pericolo” sono di prossima pubblicazione.
Con la quarta missione
nel territorio Kutia Kondh, tuttora in corso, ORISSA PROJECT ha dato
avvio alla fase attuativa dell’intervento di cooperazione allo sviluppo,
programmata su una base triennale. È stata finalmente installata a Pedam una
struttura meccanica per il pompaggio di acqua potabile in superficie. Oltre a
questo primo risultato concreto, i risultati parziali raggiunti nel corso delle
quattro missioni del 2001 si possono così sintetizzare:
1)
Raccolta bibliografica di testi relativa alle zone tribali in generale
È
stata raccolta un’importante bibliografia circa la realtà delle comunità
tribali dell’Orissa. Oltre alla documentazione di tipo antropologico è stato
raccolto tutto ciò che è sembrato utile ai fini della ricerca e del progetto
di cooperazione allo sviluppo. Oltre ai direttori delle biblioteche di
Bhubaneswar, Cuttack e Puri, preziosissimo è stato l’aiuto di J.P. Rout,
direttore della biblioteca dell’ Harijhan and Scheduled Tribes Development
Center di Bhubaneswar, che ha fornito libero accesso alle opere in essa
conservate. Le fonti indiane hanno spesso carattere sociologico in quanto le
aree tribali sono state teatro di profondi mutamenti in questi ultimi anni.
Sebbene i problemi relativi alle tribù vengano oggi rivalutati, si può
affermare che in un processo di modernizzazione nazionale le aree più disagiate
vengano spesso penalizzate. D’altro canto, avendo diritto di voto, i tribali
stessi sono considerati un soggetto sociale che oggi, in Orissa, ha il peso di
migliaia e migliaia di unità. E’ doveroso sottolineare che, sebbene per molti
secoli le tribù dell’Orissa siano rimaste isolate e culturalmente
incontaminate a causa di un territorio aspro ed inaccessibile e di un clima
torrido e per la presenza di malattie endemiche tipiche di territori malsani,
oggi la situazione è molto cambiata. Nel corso degli ultimi decenni è iniziato
lo sfruttamento agricolo dei territori tribali, che devono rispondere alle
esigenze di una moderna produzione nazionale. Scompare l’agricoltura di
sussistenza e l’artigianato locale, soppiantati da unificate ed estese
piantagioni di riso. L’intero territorio abitato dalle tribù dell’Orissa,
in prevalenza nei distretti meridionali, è oggi militarizzato a causa della
presenza di guerriglieri naxaliti (maoisti) in armi, i quali assaltano le
caserme di polizia allo scopo di difendere le tribù dai soprusi delle
istituzioni governative. I gruppi Dom (fuoricasta cristianizzati) sono radicati
all’interno delle comunità di villaggio e fungono da tramite tra i militari e
tribali stessi. Essi operano per il loro esclusivo tornaconto e riducono in
rovina intere famiglie che non si schierano dalla giusta parte all’interno di
questo complicatissimo sistema di equilibri sociali. Per tutti questi motivi è
chiaro che molte culture tribali dell’area interessata dal Progetto sono
destinate a scomparire. La comprensione di questa composita realtà e
l’analisi di tutti i lavori precedenti disponibili è essenziale per la
gestione di un progetto di cooperazione allo sviluppo adeguato all’area che si
intende beneficiare.
2) Raccolta bibliografica di testi relativi ai territori Kutia Khond
Sulla base delle considerazioni espresse al punto 1 si è elaborata un’analisi della situazione contingente delle comunità Kutia Kondh e del territorio da esse abitato nel contesto dei loro rapporti con i gruppi tribali circostanti. Dalle testimonianze e dagli studi raccolti emerge come, benché i Kutia Kondh vivano generalmente sotto la soglia della povertà, essi siano riusciti a preservare la propria cultura e le proprie tradizioni. Molte delle grandi contraddizioni tipiche della modernizzazione indiana, promossa in larga misura dalle autorità governative, non sono ancora esplose in questi territori, dove l’unica attività economica che attira investimenti su larga scala è per ora la produzione di legnami pregiati. Per ottenere una cartografia dettagliata dell’area beneficiaria del Progetto si è utilizzata la documentazione fornita dalla KKDA di Belghar.
3)
Contatti con organizzazioni non governative e no profit
Grande supporto al progetto è stato fornito dall’associazione no profit Anwesha Tribal Arts and Crafts di Bhubaneswar, che si ripropone di finanziare interventi di sviluppo nelle aree tribali dell’Orissa operando per il recupero e la diffusione delle antiche tecniche artigianali nel campo tessile e metallurgico. La commercializzazione di questo tipo di artigianato fornisce i fondi per autofinanziare opere strutturali, come ad esempio l’approvvigionamento idrico, tese alla riqualificazione dell’agricoltura di sussistenza propria delle comunità tribali. I membri di quest’associazione, profondi conoscitori dei territori abitati dalle varie tribù dell’Orissa, hanno offerto la loro guida gratuita ai membri del team gestore del Progetto in missione in Orissa. Il supporto dell’associazione è stato soprattutto di tipo logistico: fornitura di dati relativi al territorio, survey di superficie, reperibilità di beni e di mezzi, valutazione della scelta dei siti proposti per l’installazione delle pompe per l’estrazione dell’acqua a Pedam. Un altro importante contributo in termini di competenze e di studio è stato fornito, sempre a titolo gratuito, dai membri della Sarba Shanti Ayog - Sasha Association for Craft Producers - Ruro-agro-services Association, un’organizzazione non governativa con sede a Calcutta la quale opera nel campo dello sviluppo dei servizi all’agricoltura ed in quello delle attività artigianali. Le esperienze maturate dalle due organizzazioni sono state estremamente utili ai fini della valutazione dei costi e dei tempi necessari per un’adeguata realizzazione del Progetto. L’associazione Anwesha ha inoltre messo a disposizione del team incaricato di realizzare il Progetto due interpreti locali anglofoni, necessari per comunicare con i membri dell’etnia Kutia Kondh; questi ultimi, infatti, spesso conoscono esclusivamente la propria madrelingua, il kui, un dialetto dravidico che risulta inintellegibile alla maggioranza della popolazione dell’Orissa, la cui lingua ufficiale è l’oriya, appartenente alla famiglia linguistica indo-arya.
(1) Una scheda informativa completa sul villaggio di Pedam è
unita in Appendice.
(2) Si veda la rendicontazione allegata.
4)
Valutazioni conclusive
ORISSA PROJECT
è inteso in primo luogo come un intervento di solidarietà, le cui varie fasi
di attuazione vengano programmate e gestite in base ai risultati di indagini
storiche, socio-ambientali ed economiche da condursi nell’area interessata
allo scopo di costruire un’esperienza pilota nel campo della cooperazione allo
sviluppo di alcune comunità tribali dell’India, permettendo loro un migliore
sfruttamento, a fini agricoli ed igienico-sanitari, delle falde acquifere
sotterranee presenti nel loro territorio. Il Progetto si richiama innanzi tutto
al principio di solidarietà, ragion per cui la sua efficacia sarà direttamente
proporzionale all’entità dei fondi stanziati per la sua realizzazione; ciò
nondimeno, esso si propone come scopo ultimo quello di fornire un modello di
cooperazione allo sviluppo che possa essere studiato e riprodotto dalle
popolazioni tribali dell’area con l’aiuto tecnico e finanziario di Enti di
governo statali e territoriali, organismi umanitari internazionali,
organizzazioni non governative.
Scopo di ORISSA
PROJECT è rendere possibile alla comunità tribale Kutia Kondh l’adozione
di un modello di sviluppo agricolo più avanzato e sostenibile di quello che
attualmente ne determina le condizioni di vita generali. Il modello di sviluppo
che si intende proporre alla comunità beneficiaria del progetto prevede
l’integrazione della tradizionale agricoltura itinerante basata sul taglio e
sull’incendio stagionali della foresta, tipica di molte popolazioni tribali
indiane, con un’agricoltura irrigua stanziale, il presupposto per l’adozione
della quale è costituito dallo sfruttamento delle risorse idriche locali. Le
tecniche di coltivazione irrigue, più sostenibili di quelle itineranti sotto il
profilo ecologico ed in grado di soddisfare in misura maggiore il fabbisogno
alimentare della popolazione, non saranno presentate alla comunità beneficiaria
del progetto come un’alternativa radicale al suo modo di produzione
tradizionale, ma andranno invece ad affiancare, senza sopprimerla, la pratica
del taglio e dell’incendio stagionali della foresta a fini agricoli, del resto
già ridimensionata dal governo indiano, nelle sue manifestazioni più dannose
per l’ambiente, con la creazione di dipartimenti forestali preposti alla
salvaguardia del territorio e la limitazione progressiva dei diritti delle
comunità tribali sullo sfruttamento delle foreste.
Insistere, come è
stato fatto per decenni dalle agenzie per lo sviluppo dei tribali istituite dal
governo indiano, sul totale abbandono dell’agricoltura itinerante da parte
delle comunità tribali in nome della salvaguardia del patrimonio forestale
nazionale, sotto l’influenza della concezione occidentale della miglior
utilizzazione delle risorse naturali, equivale a privare queste popolazioni dei
loro raccolti tradizionali. Un simile approccio al problema, va inoltre
sottolineato, tiene scarso conto del quadro socio-economico locale, dominato
dalla progressiva ed inarrestabile alienazione, da parte delle comunità tribali
dell’area, di terre umide, adatte, cioè all’agricoltura irrigua che si
vorrebbe sostituire a quella itinerante, in favore di soggetti economici
estranei alla società tradizionale tribale. Bisogna definitivamente abbandonare
l’idea, ancora largamente prevalente, che la pratica dell’agricoltura
itinerante comporti un’erosione del suolo su larga scala, la quale è invece
causata, in misura assai maggiore, dallo sfruttamento delle foreste a scopi
commerciali da parte di società, sia pubbliche che private, produttrici di
legname. L’approccio più corretto al problema dell’agricoltura itinerante
in India consiste nel considerare quest’ultima non un male, ma uno stile di
vita evolutosi nel corso di millenni in risposta alle caratteristiche geofisiche
del territorio in cui essa viene praticata. L’agricoltura itinerante, che fa
dell’uomo e della foresta in cui esso vive un tutt’uno inseparabile, non è
una pratica vandalica, ma un modo di produzione essenziale ed inevitabile per
parecchi milioni di persone in India. Qualsiasi progetto di sviluppo teso a
migliorare la qualità della vita delle popolazioni tribali dell’India deve
tenere conto di questa realtà, anche per non ingenerare in quelle popolazioni
un senso di inferiorità che non può che andare a detrimento dell’efficacia
del progetto stesso. La pratica del taglio e dell’incendio della foresta per
impiantarvi colture agricole va, ovviamente, regolata per legge e pianificata
tenendo conto del rispetto dell’ambiente, e tuttavia, se si vuole garantire
l’effettivo successo di una politica di sviluppo sostenibile in questo tipo di
realtà socio-economica, occorre che le comunità tribali che ancora ricorrono
all’agricoltura itinerante siano messe in grado di integrare i loro redditi e
i loro fabbisogni alimentari con altre forme di coltivazione. È proprio questo
lo scopo che l’intervento per la cooperazione allo sviluppo concepito dal team
di ORISSA PROJECT si è prefisso di raggiungere, ovviamente su scala
locale e tenendo conto della limitatezza delle risorse destinabili alla sua
realizzazione, tramite l’escavo, in terreni appartenenti alla comunità
tribale del villaggio di Pedam, di uno o più pozzi per lo sfruttamento di una
falda idrica sotterranea e di un sistema di irrigazione ad essi collegato.
Appendice:
IL VILLAGGIO DI PEDAM
Attraversato il tratto
che collega Balliguda a Tumudibandh la strada si inerpica in una zona collinosa
e ricoperta di giungla. La natura è pressoché incontaminata ed è possibile
osservare con facilità flora e fauna tipiche di questi luoghi. Le colline che
sorgono nell’area, escludendo le aree disboscate per far posto alle colture
itineranti, sono coperte di foreste tropicali di tipo sia deciduo che
sempreverde. Vi si possono avvistare animali selvatici quali cervi, antilopi,
lepri selvatiche, volpi e scimmie. Gli abitanti di Pedam riferiscono che questo
è anche il territorio di tigri ed elefanti. Mentre è molto raro riuscire ad
avvistare le prime, gruppi di elefanti, o qualche esemplare isolato, si
avvicinano saltuariamente, in media una o due volte al mese, ai villaggi situati
sul bordo della foresta in cerca di cibo. Questi avvistamenti avvengono
generalmente all’alba o al tramonto. Esiste da qualche anno un progetto
governativo che prevede la chiusura dell’intera area per adibirla a parco
nazionale. Questo richiederebbe lo sradicamento e l’esodo di massa delle
popolazioni Kondh che da secoli risiedono in questi territori. Sono state
ipotizzate sovvenzioni in denaro da distribuire ai capifamiglia come indennizzo
e da utilizzare individualmente per costruire nuove abitazioni in zone diverse.
Quali debbano essere queste ultime, è un problema ancora da prendere in
considerazione. Fortunatamente alcuni esponenti politici dell’Assemblea
statale dell’Orissa, appoggiati da organizzazioni governative e non per la
salvaguardia delle aree tribali, ritengono assolutamente inopportuno e
politicamente non attuabile un tale tipo di procedura.
Al centro dell’area
collinosa in cui sorge il villaggio di Pedam si estende un piccolo altipiano
coltivato. Il maggior centro di questa zona è il villaggio non Kondh di Guma,
da cui si dipartono i sentieri che, inoltrandosi nella foresta, collegano i vari
villaggi Kutia Kondh. Il limitare della foresta è spesso bruscamente
distinguibile a causa delle vaste aree boschive totalmente carbonizzate in
seguito all’uso della tecnica di coltivazione detta “taglia e brucia”.
Il villaggio di Pedam
è una comunità interamente Kutia Kondh di piccole dimensioni. Quattro o cinque
capanne in tutto delimitano una zona interna, in terra battuta, che funge da
cortile e da area per le pubbliche relazioni. Gli edifici sono costruiti in
fango, mattoni e legno; essi sono di grandi dimensioni, e possono ospitare più
di un nucleo familiare. In effetti al loro interno si trovano pareti che
dividono i vari locali, e vi sono più aperture verso l’esterno. Nell’area
più esterna del villaggio vi sono i recinti per il bestiame, alcuni coperti da
tettoie in legno, e strutture di vario tipo per il deposito degli attrezzi
agricoli e l’immagazzinamento dei raccolti.
Tutte le famiglie
residenti nel villaggio sono state censite da ORISSA PROJECT sulla base
del numero dei componenti di ciascun nucleo familiare, del sesso, dell’età e
della posizione sociale all’interno della comunità (ad esempio capovillaggio,
sacerdote, sciamano, ecc.). Di seguito si riportano i dati del censimento della
popolazione del villaggio e dei capi di bestiame posseduti da ogni famiglia:
Popolazione
|
1.
|
5 |
4 |
3 |
2 |
|
2.
|
3 |
4 |
4 |
1 |
|
3.
|
1 |
4 |
- |
- |
|
4.
|
2 |
1 |
4 |
2 |
|
5.
|
3 |
5 |
4 |
1 |
|
6.
|
2 |
1 |
1 |
1 |
|
7.
|
1 |
1 |
4 |
- |
|
8.
|
2 |
3 |
1 |
- |
|
9.
|
3 |
4 |
2 |
- |
|
10.
|
3 |
5 |
3 |
2 |
|
11.
|
3 |
4 |
1 |
- |
|
12.
|
1 |
5 |
1 |
3 |
|
Totale |
29 |
41 |
28 |
12 |
Popolazione
totale del villaggio:
110 (57 maschi, 53 femmine).
I nomi delle famiglie
sono stati sostituiti con numeri cardinali. Si tenga conto però che i nuclei
familiari sono numerati in ordine di importanza e prestigio all’interno della
comunità tribale. Per fare un esempio la famiglia n. 1 è la più importante
del villaggio in quanto il capofamiglia è Janluka Majhi, il jani
(sacerdote), della comunità. Il suo prestigio sembra essere superiore anche a
Lokonath Majhi (capovillaggio di Pedam) della famiglia n. 2, in quanto Janluka
è membro della Panchayat, l’assemblea elettiva intervillaggio. Con le
voci “ragazzi” e “ragazze” si intende comprendere tutti i bambini,
suddivisi in maschi e femmine, fino ad un’età di 15 anni, periodo di
maturazione sessuale e sociale in cui i Kondh usano tradizionalmente celebrare i
matrimoni.
Bestiame
Mantenendo l’ordine
indicato nella sezione precedente si è censita la proprietà di bestiame ed
animali da cortile posseduti da ciascun nucleo familiare. Ciò è finalizzato
alla comprensione di un’economia basata ancora in parte sull’allevamento e
ad un’analisi sulla distribuzione della ricchezza all’interno della
micro-comunità di villaggio. In un raffronto comparativo con altri futuri
rilevamenti sarà possible tracciare una panoramica dell’andamento delle varie
attività economiche del villaggio, individuando eventuali incrementi, momenti
di crisi e cause relative.
Nella tabella seguente
si riportano i dati relativi al numero di capi di bestiame, suddivisi per
genere, posseduti da ciascun nucleo familiare. Nella tabella si rispetta
l’ordine di numerazione delle famiglie della tabella precedente, cioé la
famiglia n. 1 è sempre la famiglia del jani, la n. 2 quella del
capovillaggio, e così via per tutte le altre:
Famiglia
Ovini Bovini
Suini Pollame
|
1. |
4 |
9 |
4 |
4 |
|
2. |
3 |
10 |
3 |
6 |
|
3. |
5 |
15 |
6 |
8 |
|
4. |
4 |
3 |
5 |
10 |
|
5. |
4 |
18 |
6 |
9 |
|
6. |
2 |
- |
2 |
4 |
|
7. |
3 |
- |
1 |
6 |
|
8. |
5 |
7 |
4 |
8 |
|
9. |
7 |
19 |
6 |
12 |
|
10. |
6 |
12 |
7 |
10 |
|
11. |
7 |
15 |
4 |
12 |
|
12. |
6 |
14 |
6 |
14 |
|
Totale |
56 |
122 |
54 |
103 |
Si noti che alla voce
bovini, oltre alle vacche e ai buoi, sono conteggiati anche i bufali d’acqua,
largamente usati nel lavoro dei campi.
Agricoltura ed irrigazione
Il territorio arativo
circostante il villaggio di Pedam si estende per 41 acri. Oltre questa zona,
delimitata non solo da cippi di confine limitrofi al villaggio vero e proprio,
ma anche da tratti di giungla, si entra nei territori di altri villaggi Kutia
Kondh. A parte Guma, villaggio a maggioranza demografica hindu, nei dintorni di
Pedam sono insediate altre comunità tribali Kutia Kondh. Si tratta generalmente
di villaggi delle stesse dimensioni di Pedam, i cui nomi sono Nuamunda, Kranja,
Haniguda, Kalanguda e Pukuru. Più a ovest si trova Randang, mentre più a nord
sorgono Gambari, Dupi, Kadam e Guchuka.
I 41 acri del
villaggio di Pedam sono suddivisi come segue:
Territorio
coltivabile: 16
acri di cui 10 irrigati e 6 non irrigati;
Territorio lasciato
a foresta: 25 acri.
I tipi di raccolto,
elencati in ordine d’importanza, sono i seguenti (vengono prima indicati i
nomi in lingua kui):
Padi: riso
Kusla:
miglio
Mandia: malto
Moka:
mais, granturco
Bajra: varietà
locale di cereale
Kolot:
ceci
Biri: lenticchie
nere
Kandul: lenticchie
rosse
Jhuruhng: fagiolini
Jhundanga: altra
varietà di fagiolini
Mustard:
senape (termine inglese di uso comune)
Ginger:
zenzero (termine inglese di uso comune)
Tila: sementi
varie per olii
Rasi: sementi
varie per olii
Hinga: curcuma
Jada: ricino
Accessibilità
Di seguito si
riportano alcuni dati relativi all’accessibilità del territorio e le distanze
dai maggiori centri del distretto. E’ possibile raggiungere il villaggio di
Pedam da Bhubaneswar, capitale dello Stato dell’Orissa, in automobile;
ovviamente, le condizioni delle strade variano da zona a zona. Fino alla città
di Phulbani la viabilità è scorrevole, ma la situazione peggiora inoltrandosi
nel distretto. Dopo Tumudibandh una stretta strada asfaltata a tornanti, in
cattive condizioni, si inerpica sulle colline in direzione di Belghar. Questa è
l’unica via di collegamento, che attraversa un’area ricoperta da una fitta
giungla. Più oltre, sull’altopiano di Guma, essa si trasforma in un esile
sentiero in terra battuta. Non ci sono punti difficili a parte
l’attraversamento di due torrenti la cui portata è stagionale. Date le
condizioni generali in cui versa la strada, è necessario l’uso di un mezzo
piuttosto stabile, un fuoristrada o una jeep. Considerando il villaggio di Pedam
come punto di partenza ecco le distanze relative:
·
Baliguda, Subdivision
Headquarter: 68 km
·
Tumudibandh, Block
Headquarter: 32 km
·
Ospedale più
vicino (in direzione Tumudibandh): 30 km
·
Guma, Gram Panchayat
office: 2,5 km